editoriale

Dal discorso autoritativo all'empowerment delle comunità: la ricostruzione concettuale delle «comunità locali» nella governance globale del patrimonio

Un'analisi testuale ICOMOS basata sull'elaborazione del linguaggio naturale ha messo in luce le molteplici implicazioni del concetto di "comunità locale", riflettendo un profondo cambiamento nella governance urbana globale, da una conduzione elitaria a una prospettiva incentrata sulla comunità.

Argomento centrale

Questo articolo commenta uno studio sul concetto di "comunità locali" nei documenti autorevoli dell'ICOMOS. Lo studio rileva che le formulazioni dell'ICOMOS possono essere sintetizzate in un sistema di parole chiave "tre livelli, quattro famiglie": turismo, gestione-sviluppo, tradizione-conoscenza, socio-economico. Questo sistema non solo chiarisce il contenuto teorico, ma segna anche una trasformazione strutturale della governance globale del patrimonio dalle "cose" alle "persone", dalla guida degli esperti alla partecipazione delle comunità. L'articolo sostiene che le comunità stanno passando da oggetto della conservazione del patrimonio a soggetto della resilienza urbana; comprendere questa svolta è cruciale per le strategie urbane globali.

In un’epoca in cui il ripiegamento della globalizzazione e il ritorno delle identità locali procedono di pari passo, il patrimonio culturale non è più un passato congelato, ma è diventato una risorsa strategica per la competizione urbana, la coesione sociale e la resilienza climatica. Eppure, mentre le organizzazioni internazionali invocano con frequenza la “partecipazione comunitaria”, una questione fondamentale resta irrisolta: di quale “comunità” stiamo realmente parlando? Una nuova ricerca pubblicata su npj Heritage Science, utilizzando tecniche di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) per il text mining dei documenti ufficiali dell’International Council on Monuments and Sites (ICOMOS), ha per la prima volta tracciato sistematicamente la mappa cognitiva del concetto di “comunità locale” nel discorso patrimoniale internazionale. La sua conclusione — un sistema di parole chiave articolato in “tre livelli e quattro famiglie” — non è solo un chiarimento concettuale accademico, ma anche la micro-evidenza di un cambiamento di paradigma nella governance urbana globale.

Perché la comunità è diventata la “variabile chiave” della governance del patrimonio

Negli ultimi vent’anni, la logica spaziale della conservazione del patrimonio ha subito un’espansione fondamentale. Dai monumenti singoli ai quartieri storici, dai resti materiali alle tradizioni viventi, i Principi di Valletta del 2011 e la Raccomandazione sul paesaggio urbano storico hanno esteso l’oggetto della tutela all’intero ambiente storico. Questa espansione rende impossibile per qualsiasi sistema di esperti affrontarla da solo: la comunità, da semplice corollario dell’oggetto protetto, diventa così l’attore centrale che porta avanti, interpreta e perpetua il valore del patrimonio. Nel 2007, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha aggiunto la “comunità” alla strategia 4C originaria, dando vita al quadro “5C”; nel 2022, la Carta internazionale sul turismo culturale dell’ICOMOS ha addirittura inserito la “resilienza comunitaria” direttamente nel sottotitolo. Questi eventi segnano il compimento della transizione della governance internazionale del patrimonio dalla “protezione delle cose” allo “sviluppo delle persone”.

Tuttavia, la transizione è accompagnata da ambiguità discorsive. Nei vari documenti ICOMOS, la “comunità locale” a volte designa i residenti geograficamente vicini, a volte equivale a gruppi di identità culturale, e occasionalmente viene persino confusa con le reti di esperti internazionali. Questa vaghezza non è un semplice difetto testuale, ma riflette la contraddizione profonda delle autorità riguardo al ruolo della comunità: da un lato, hanno bisogno della comunità come fonte di legittimità; dall’altro, faticano a rinunciare al monopolio della conoscenza esperta nella determinazione dei valori.

Un articolo, quattro volti: come la NLP ricostruisce il panorama della comunità

Lo studio impiega metodi computazionali come il calcolo della frequenza delle parole, il topic modeling LDA e il clustering gerarchico per analizzare sistematicamente i documenti ufficiali ICOMOS. I risultati mostrano che le descrizioni della comunità disseminate in diversi documenti possono essere ricondotte a quattro famiglie di parole chiave: turismo, gestione-sviluppo, tradizione-conoscenza, socio-economico. Queste quattro famiglie non sono in rapporto di semplice giustapposizione, ma costituiscono un sistema gerarchico a “tre livelli e quattro famiglie”.

Al primo livello si colloca la famiglia “turismo”, quella con la maggiore associazione alla “comunità locale”. Non sorprende: il turismo del patrimonio è il principale ambito in cui la comunità instaura un legame economico diretto con il patrimonio, e il turismo culturale internazionale è sempre stato un tema centrale per l’ICOMOS. Ma questo comporta anche dei rischi: quando la comunità viene considerata principalmente come fornitrice di servizi turistici, la sua soggettività può cedere il passo alla logica del consumismo.Il secondo livello è la famiglia "gestione-sviluppo", che definisce i principi fondamentali e i percorsi operativi della partecipazione comunitaria. L'emergere di questo livello indica che l'ICOMOS è passato da un'astratta preoccupazione umanitaria a concreti meccanismi di costruzione delle capacità e di governance. Le comunità non sono più soltanto oggetto di empowerment, ma vengono inserite nei ruoli di gestori e partner di sviluppo.

Il terzo livello comprende invece due famiglie: "tradizione-conoscenza" e "socio-economica". La prima definisce le comunità come detentrici di conoscenze tradizionali e competenze vive; la seconda sottolinea il contributo della partecipazione comunitaria alla riduzione della povertà, all'occupazione e all'equità sociale. Insieme, esse costituiscono la duplice dimensione del valore comunitario — veicolo di memoria culturale e, al contempo, leva di progresso sociale.

Questo sistema a "tre livelli e quattro famiglie" non è statico, ma è il prodotto di un'evoluzione storica. La ricerca mostra che le diverse famiglie di parole chiave si sono formate in periodi differenti e che le loro traiettorie di sviluppo presentano dinamiche alterne di crescita e declino. Ciò suggerisce che la comprensione della comunità da parte dell'ICOMOS non sia avvenuta in un colpo solo, ma sia stata progressivamente assemblata nell'interazione con l'ambiente esterno (come l'espansione del turismo e l'agenda globale dello sviluppo sostenibile).

Dal monologo degli esperti alla negoziazione sociale: lo specchio della governance urbana globale

Se collochiamo questa scoperta nel più ampio contesto delle strategie urbane, il suo significato va oltre la stessa protezione del patrimonio. Oggi le città del Sud globale stanno vivendo un'urbanizzazione rapida e senza precedenti, e il conflitto tra la tutela dei centri storici e i mezzi di sussistenza delle comunità diventa sempre più acuto. Nel modello tradizionale, i piani di conservazione sono spesso elaborati da esperti esterni e i residenti della comunità sono costretti ad accettarli; il nuovo discorso dell'ICOMOS, invece, suggerisce che la comunità debba diventare il soggetto della pianificazione, e che le sue opinioni godano persino di un'autorità superiore a quella degli esperti. Questo è in realtà il microcosmo del passaggio della governance urbana globale dal gioco binario "governo-capitale" alla negoziazione triangolare "governo-capitale-comunità".

In regioni come il Sud-est asiatico e l'America Latina, le pratiche che promuovono la partecipazione delle "comunità locali" alle decisioni sul patrimonio spesso modificano simultaneamente i diritti di proprietà fondiaria, la distribuzione dei redditi turistici e le strutture di governance degli spazi pubblici. Sebbene questi casi non siano l'oggetto diretto del presente studio, il quadro di ricerca offre coordinate discorsive per comprendere tali esperimenti urbani. Quando le organizzazioni internazionali pongono la "resilienza comunitaria" come obiettivo delle politiche patrimoniali, riconoscono di fatto la comunità come unità fondamentale per affrontare le sfide socio-ecologiche, in sintonia con l'agenda climatica globale e il movimento delle città resilienti.

La retorica comunitaria rivolta al futuro: chi definisce il "luogo"?

Un ulteriore valore di questo articolo risiede nella sua esemplarità metodologica. La ricerca tradizionale sul patrimonio si basa prevalentemente su interpretazioni qualitative, mentre questo studio utilizza l'analisi computazionale dei testi per rivelare le strutture sottostanti del discorso autorevole, facendo emergere i presupposti che ricorrono nei documenti di policy senza essere mai esplicitati. Questa capacità di "scavo discorsivo" diventerà sempre più uno strumento fondamentale per la ricerca sulla governance globale.Tuttavia, dobbiamo anche diffidare di un altro pericolo: la quantificazione del discorso non produce automaticamente l'eguaglianza dei poteri. Quando la "comunità" viene incorporata nell'ideologia gestionale delle organizzazioni internazionali, può essere strumentalizzata come mezzo per aumentare l'efficienza dei progetti, piuttosto che per conferire realmente autonomia ai residenti. Come ha avvertito il Critical Heritage Studies, il discorso patrimoniale autoritativo spesso perpetua la propria posizione dominante assorbendo il concetto di comunità. Pertanto, l'empowerment delle "comunità locali" non dovrebbe limitarsi all'aggiunta di testi o alla densità di parole chiave, ma deve tradursi in un trasferimento sostanziale di diritti legali, risorse finanziarie e seggi decisionali.

Per le città globali, questa ricerca indica una chiara valutazione strategica: la competitività urbana futura dipenderà sempre più dalla capacità di includere voci plurali. Il patrimonio della città — materiale o immateriale — in quanto accumulazione irreplicabile di civiltà, può trasformarsi in resilienza e innovazione sostenibili solo in un contesto di profonda partecipazione comunitaria. Le città che per prime incorporeranno la "sovranità comunitaria" nelle proprie strutture di governance avranno un vero vantaggio comparativo nel prossimo ciclo di civiltà.

Dai testi dell'ICOMOS alle pratiche urbane, dalle famiglie di parole chiave alle filosofie di governance, stiamo assistendo a una rivoluzione cognitiva globale: la comunità non è un oggetto da gestire, ma la forza fondamentale che definisce cosa sia il patrimonio, cosa sia l'abitabilità e cosa sia il futuro. E la prima pagina di questa rivoluzione comincia proprio dal rileggere ogni "comunità" all'interno del discorso autoritativo.

Nota fonti locale · Global City Review

Global City Review colloca questa nota dentro Global City Review pubblica editoriali, analisi urbane, prospettive regionali e report su governance urbana.... date, nomi e cambi di stato restano da verificare; Editoriale / Analisi urbana / Prospettiva regionale spiega l'angolo editoriale locale (URL delle fonti vanno aperti prima di riusare il riassunto).

Fonti

URL delle fonti

  1. https://www.nature.com/articles/s40494-024-01222-4